Premessa

Questo sito nasce con l’idea di sensibilizzare le persone in campo ambientale e in termini di biodiversità ,facendo altresì della mia passione un lavoro. Da anni cerco di trovare un’alternativa alle normali pratiche agronomiche e di utilizzare la flora spontanea per creare giardini e coltivare la terra affinchè attirino specie animali tanto preziose per l’equilibrio naturale degli ecosistemi. Purtroppo le pratiche agricole e la gestione territoriale, spesso, riducono sempre più le aree naturali ,con la conseguente distruzione degli habitat portando inevitabilmente ad un considerevole calo di biodiversità. Considerando questa situazione mi sono sempre chiesto che cosa potessi fare per rallentare questo processo. Ebbene, cominciai a pensare che ognuno di noi avrebbe potuto fare la sua parte. Come? Trasformando il proprio giardino o il proprio terreno in un area che si avvicinasse sempre più ad un ambiente naturale. Che cosa serve prima di tutto per poter fare questo? Tanta pazienza e passione! Vedete, per distruggere un’area naturale ci vuole un tempo che varia da qualche ora…a qualche mese….ma per ricostruirla, ci vogliono anni, soprattutto nelle zone in cui l’impatto antropico è stato notevole. E i costi? Prima di parlare di costi bisogna chiedersi perché è così importante mantenere la diversità biologica e la salvaguardia degli ecosistemi. E se io non amo la natura perché credo che non sia importante? Be……vediamo….la natura ti da l’ossigeno, ti da il cibo…ti da l’acqua…..lavora i tuoi scarti, ti rilassa…in pratica ti mantiene in vita……Non è sufficiente questo per amarla?

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domenica 26 gennaio 2014

Il Ciclo ossigeno-etilene




Come avete potuto notare, mi sono soffermato diverse volte sul suolo, anche in maniera un po’ ripetitiva. Questo perché,  come per una costruzione di un edificio, si parte sempre dalle fondamenta. Se non ci sono buone fondamenta, la costruzione rischia di cadere a pezzi nonostante magari il resto sia fatto a regola d’arte. Ho detto anche che è importante lasciare i residui nel suolo, perché essi assieme a microrganismi, batteri e funghi, costituiscono un importante sistema ciclico. Approfondendo l’argomento, si può riassumere dicendo che esiste un complesso ecosistema nel suolo che si preoccupa di rendere gli elementi nutritivi necessari alle piante in maniera assimilabile alle stesse. In verità, tra piante e organismi vi è un intenso interscambio poiché anche le piante a loro volta, stimolano la proliferazione dei microrganismi del suolo emettendo essudati radicali, ovvero nutrono gli stessi, con carboidrati e zuccheri semplici. Uno dei processi più affascinanti della vita microbica è il ciclo ossigeno-etilene. Le piante come detto, cedono al suolo sotto forma di essudati e foglie circa il 25% dei composti carboniosi. Quella parte di suolo laddove le radici delle piante crescono, viene chiamata rizosfera e in questo strato, prolificano i microrganismi, in siti chiamati per l’appunto micrositi. Per ragionamento, se noi abbiamo più disponibilità di cibo, potremmo aumentare quello che è il numero di individui. Quindi le piante nutrendo i batteri del suolo, non fanno altro che aumentarne il numero. Questo porta ad un consumo elevato di ossigeno (ricordo che l’ossigeno è nella rizosfera per mezzo delle radici e di altri organismi. Ciò non avviene in terreni compatti), facendo divenire i micrositi ,anaerobici, quindi privi di ossigeno. A questo punto, in assenza di ossigeno, si produce etilene (un gas, utilizzato anche per far maturare la frutta e non solo…..)La produzione di etilene e quindi la sua presenza rende così inattivi i microrganismi del suolo. Quando si verifica questa condizione, la richiesta di ossigeno diminuisce e quindi piano piano, la quantità di ossigeno nei micrositi comincia ad aumentare di nuovo, bloccando la produzione di etilene. Come si può constatare è una fase ciclica. Non mi addentrerò troppo nell’argomento, poiché è un ciclo complesso, inoltre potete trovare diversi siti che spiegano in maniera più esaustiva questo processo. Vi basti sapere, che questo ciclo e quindi i loro prodotti, permettono l’assimilazione dei composti inorganici (quelli che voi comprate sotto forma di concimi chimici)……disponibili alle piante attraverso diverse reazioni chimiche e che l’etilene, è un regolatore essenziale dell’attività dei microrganismi del suolo, influenzando la velocità con cui la materia organica viene decomposta, cioè permettendo quindi il riciclo dei nutrienti  delle piante e diminuendo l’incidenza delle patologie vegetali. Un suolo disturbato, o pulito, come spesso accade nei giardini pubblici o privati (ormai divenuta una forma culturale più che una forma corretta di gestione), è privo di questo ciclo, poiché il precursore dell’etilene deriva dalle foglie cadute. Inoltre l’aratura cambia anche la composizione chimica del suolo favorendo alcuni tipi di batteri piuttosto che altri. Quindi come spesso ho detto la natura non si può scindere….le regole naturali non sono state stabilite da noi. Noi le vogliamo dominare, sovvertire e sostituire, ma ciò è presuntuoso. Detto questo allaccio questo argomento allo strato umico. Si può tranquillamente affermare che nulla è frutto di casualità, ma che anzi, tutto ha un significato. Lo strato umico derivato dal materiale vegetale contribuisce ad alimentare il ciclo ossigeno etilene, permette l’assorbimento dell’acqua da parte dello stesso, poiché l’humus per la sua struttura e composizione agisce come una spugna…alimenta funghi e batteri e altri artropodi. Ora pensate come la natura, attraverso tutti questi cicli…..e attraverso le reti alimentari fornisca gratuitamente tutte queste (mi riferisco all'auto fertilità della terra) cose alle persone e mantenga sulla superficie del pianeta la vita, alla quale noi non abbiamo aderito, alla quale noi abbiamo dato solo un valore economico…. poiché questi cicli, come ho ripetuto più volte, essendo stati alterati, sono stati sostituiti dai processi umani che comunque oltre ad essere distruttivi hanno un costo che non tutti si possono permettere…quindi noi tutti paghiamo ciò, che potremmo avere gratuitamente.

lunedì 6 gennaio 2014

L’erosione accelerata del suolo





Nelle regioni a clima umido, che presentano una copertura continua di foreste, di arbusti, o di praterie, la lenta rimozione del suolo fa parte dei processi geologici naturali di denudazione del rilievo ed è un fenomeno sia inevitabile che generale. In condizioni di stabilità naturale la velocità dell’erosione in regioni a clima umido è sufficientemente lenta da permettere che si formi e si mantenga un suolo con orizzonti distinti, rendendo possibile lo sviluppo della vegetazione. I pedologi definiscono questa situazione come condizione geologica normale. La velocità dell’ erosione del suolo può d’altra parte essere enormemente accresciuta dalle attività antropiche  e da eventi naturali eccezionali sino ad innescare uno stato di erosione accelerata, nel quale il suolo viene asportato più velocemente di quanto essa non possa formarsi. Tale situazione si verifica generalmente quando avvengono variazioni nelle condizioni della copertura vegetale e dello stato fisico della superficie del terreno. La distruzione della vegetazione in seguito al disboscamento, per la messa a coltura del terreno, o in seguito ad incendi di foreste, è responsabile delle grandi variazioni nei rapporti fra le quantità d’acqua che si infiltrano e quelle che scorrono in superficie. Viene infatti a mancare l’intercettazione delle gocce di pioggia da parte degli steli e delle chiome degli alberi , nonché la copertura protettiva che era fornita dalle foglie e dai rami caduti. Conseguentemente la pioggia cade direttamente sul suolo nudo. Una caratteristica importante dei suoli in condizioni di stabilità è che la capacità d’infiltrazione è normalmente elevata all’inizio di una pioggia preceduta da un periodo asciutto, ma decresce rapidamente man mano che la pioggia continua a cadere ed a infiltrarsi nel suolo. Dopo alcune ore la capacità d’infiltrazione del suolo diviene pressoché costante. L’elevata infiltrazione d’acqua nella fase iniziale della precipitazione e rapidità con cui tale infiltrazione diminuisce dipendono dalle modalità con cui le cavità del suolo vengono ostruite da particelle provenienti da monte o tendono a chiudersi man mano che le argille colloidali assorbono acqua a si rigonfiano. Molti tipi di intervento artificiale sui suoli naturali tendono a diminuire le capacità d’infiltrazione e ad aumentare i deflussi superficiali. Le attività agricole tendono a lasciare il suolo esposto agli agenti esogeni così che la pioggia battente ostruisce rapidamente i pori del suolo. Anche gli incendi, distruggendo la vegetazione e la lettiera superficiale, espongono il suolo all'azione battente dell’acqua.


lunedì 14 ottobre 2013

I bioindicatori





Tutte le specie hanno particolari preferenze nei confronti dei caratteri dell’ambiente esterno, quindi se troviamo una comunità (specie con esigenze simili) possiamo ricavare per via indiretta conoscenze sul carattere di quel determinato ambiente, quindi la comunità ha un enorme potere informativo (es. una specie vegetale acidofila non garantisce che il suolo sia acido, ma una comunità di specie acidofile si).Specie e comunità animali e vegetali possono essere usati come bioindicatori. Essi sono generalmente utilizzati nelle tematiche legate a problemi di inquinamento atmosferico, idrico o del suolo. Secondo tale approccio viene definito “bioindicatore” un organismo che risponde con variazioni identificabili del suo stato a determinati livelli di inquinanti e “bioaccumulatore” un organismo che può essere usato per misurare la concentrazione della sostanza ottenendo risposte quantitative oltre che qualitative. Ora detto questo cosa c’entra con la permacultura o gli orti di città che stanno prendendo piede in questo ultimo periodo? Ora ve lo spiego subito. Tutto inizia sempre dal nostro concetto di Magnificazione biologica che è il fattore più importante. Come sempre chi non sapesse cosa sia basta che lo cerchi nell’archivio. Detto questo, vedo molte persone amanti della permacultura o del biologico, insegnare ad altri che per fare questo tipo di pratica, basta mettere un po’ di paglia qui, un paio di ramaglie di la e tutto per magia prende campo o piantare diverse piante, spesso alloctone ecc……se bastasse questa filosofia io non avrei da preoccuparmi. Nessuno però vi chiede, dove vi procurate il materiale, se il materiale che usate sia salutare per il terreno e quindi anche per voi stessi, se la zona in cui abitate è salubre e priva di inquinamento, se l’acqua con cui irrigate i campi sia priva di metalli pesanti, se le piogge che innaffiano la terra siano esenti da agenti chimici pericolosi per la salute ecc….anzi questi aspetti sembrano essere secondari. Facciamo un esempio pratico. Molti fanno pacciamatura con la paglia. A meno che voi non abbiate un terreno sufficiente che vi permetta di produrvela da soli (ma sarebbe relativamente biologica), l’acquistate da un normale contadino…ora il contadino come coltiva il suo frumento dal quale ricavate la paglia? Con il metodo industriale o biologico? Se è con il primo che prodotti da alla sua pianta? Ipotizziamo che dia pesticidi e diserbanti, pensate forse che la paglia ne sia priva? Assolutamente no…quindi quando voi la portate sul vostro terreno non fate altro che inquinarlo ulteriormente. Perchè fate permacultura? Credo che fondamentalmente sia per proteggere voi stessi da ciò che vi circonda…ma questo è davvero possibile? Lo è solo in parte, se non marginalmente. Quando non ho un’analisi chimica che mi permette di capire e conoscere a fondo ciò che mi circonda come posso fare? Utilizzo i bioindicatori……ma possono vivere i bioindicatori se non c’è un habitat sano? No…perché sono complementari….l’assenza di uno determina lo stato di un altro…..come sempre a voi le conclusioni.